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Thom Yorke vecchio, fa buon brodo

A Marzo dell’anno scorso, Julian Marshall di NME ha intervistato Thom Yorke e Colin Greenwood dei Radiohead a Oxford, in occasione di un pezzo pubblicato nel giornale.

Avevano appena iniziato a registrare l’album che sarebbe poi diventato ‘In Rainbows’ e hanno parlato delle nuove idee per distribuire la loro musica, di come la paternità li aveva cambiati e del come si sente Thom a far parte dei Radiohead.

Abbiamo deciso di pubblicare integralmente l'intervista apparsa sulla rivista inglese, considerando la grande attualità dei temi trattati.

(La traduzione è stata curata da Chiara Casamenti)

 

NME: Come va l’album?

 

T.Y.: “In verità, abbiamo passato un po’ di tempo a gingillarci. E’ una strana situazione, perché c’è già tanta di quella roba, ma nulla è ancora solido abbastanza. Siamo a male pena all’inizio, ci stiamo sintonizzando e stiamo anche un po’ pazzeggiando, per il momento solo un sacco di roba tecnica.

Johnny ha passato un anno e mezzo a leggere manuali. Così stiamo facendo un sacco di cose ed è davvero eccitante ma diciamo che abbiamo appena cominciato.

Quello che facciamo di solito è ottenere una via di mezzo prima di sapere dove stiamo realmente andando; e da lì. poi, ci dobbiamo muovere. Ci vuole un po’ di tempo, così facendo. L’esempio più lampante è la realizzazione di ‘The Bends’. Prima abbiamo fatto ‘My Iron Lung’, che era una specie di via di mezzo per trovare il passo giusto. Quando iniziamo un nuovo progetto, queste cose sono all’ordine del giorno e in questo momento ci stiamo proprio in mezzo”.

 

NME: Thom, con ‘Hail to the Thief’ scrivevi e presentavi le canzoni alla band. L’hai fatto anche questa volta?

 

T.Y.: “Ho passato un periodo in cui non scrivevo molto. Molte delle cose sulle quali stiamo lavorando ora sono nuove”.

C.G.: “Quando ci ritroviamo, prima dobbiamo scoprire a quale punto ne siamo tutti. Solo dopo possiamo muoverci insieme. Abbiamo cominciato questa fase solo un mese fa”.

T.Y.: “Dal mio punto di vista, durante il giorno lavoriamo insieme e poi la sera, quando torno a casa, metto insieme tutti i pezzi nella mia testa. Malgrado pagine e pagine di idee, credo sia molto più divertente partire da zero. Anche senza un computer davanti. Mi sembra una cosa molto positiva”.

 

NME: Ma allo stesso tempo state lavorando a canzoni di dieci anni fa…

 

T.Y.: Sì, ce ne sono di vecchie. C’è una versione di ‘Nude’ sulla quale abbiamo lavorato e della quale siamo molto entusiasti. Dobbiamo finirla. Johnny ci sta lavorando molto. Abbiamo avuto anche un quartetto d’archi ed è stato molto divertente lavorare con nuove persone”.

 

NME: Avete finito qualche canzone? Qualcosa di cui andate particolarmente fieri?

 

T.Y.: “Su internet ci sono tutti i titoli… ‘15th Step’ è quella di cui parlavamo ieri.”

C.G.: Sì, di quella parlavamo proprio ieri. C’era un amico (avant electro act) dei Four Tet e gli ho suonato un po’ delle nuove cose. Ne è rimasto entusiasta. E’ una di quelle cose, insomma, quando qualcuno che rispetti dal punto di vista musicale riesce ad entrare in quello che fai, sì è eccitante, e l’ho detto a tutti, e tutti …”.

T.Y.: “… si sono confusi!”

 

C.G.: “Siamo stati lontani per un po’, a fare cose diverse dai Radiohead, inpegnati in cose di famiglia, abbiamo fatto figli ecc., e ora stiamo tornando insieme, abbiamo svuotato le nostre valigie sul tavolo per vedere a che punto ne siamo.”

 

NME: E’ stato difficile trovare l’ispirazione per fare un nuovo disco, considerando che non avete al momento nessuna etichetta discografica?

 

T.Y.: “E’ molto liberatorio non sentirsi parte di tutto il meccanismo delle etichette discografiche. Dovrebbe essere un posto magnifico nel quale trovarsi, ma in questo momento lo vedo come quel pezzo di cartone in cui Willie il Coyote corre e salta dal burrone, continua a correre, e poi guarda giù. E’ una situazione molto strana, e una cosa che scopri molto velocemente, quando sai di non aver nessun impegno reale, è che comunque ti serve un impegno, altrimenti inizi a cazzeggiare, cosa che abbiamo fatto per un sacco di tempo. Ti devi svegliare e pensare alle band emergenti che lavorano duro per arrivare, mentre noi passiamo un sacco di tempo a non fare nulla in particolare. Dobbiamo cambiare mentalità. Ho sempre desiderato trovarmi nella situazione in cui si trovò Tom Waits quando, dopo essersi fermato per lungo tempo, ha fatto ‘Swordfishtrombones’ e ‘Raindogs’. Ha ricominciato alla grande, e lo ha fatto nel suo studio, con i suoi tempi, e sembrava un mondo a parte. Penso che così lui abbia ritrovato i suoi spazi, si è tirato fuori da tutto ciò che aveva odiato in passato. E credo che questo sia quello che stiamo facendo anche noi.”

 

NME: Insomma, questa per voi è un po’ una ripartenza?

 

T.Y.: “Sì, e stiamo vedendo come ve. Avere tanta libertà ti fa sentire come sospeso.”

 

NME: Come suonano le canzoni?

 

T.Y.: “In questo momento stiamo provando a spogliare un po’ i suoni, fino a livelli quasi imbarazzanti”.

C.G.: “Sto ascoltando un sacco di dischi hip-hop, e anche i dischi degli White Stripes. E’ eccitante e dinamico – puoi andare dal piano al forte solo con pochi strumenti, poche cose, e non ammucchiandouno strumento sopra all’altro…”.

T.Y.: “… che è la nostra naturale tendenza”.

C.G.: Comunque non dobbiamo lavorare tuti e cinque su un pezzo per dire che è un pezzo dei Radiohead. Essere nei Radiohead è come stare in una casa comune, è il posto dove ci incontriamo e parliamo delle nostre idee, delle cose che ci entusiasmano”.

 

NME: Quando dite che avete spogliato i suoni, non è semplicemente una decisione di usare solo alcuni strumenti?

 

T.Y.: “No, sarebbe la nostra morte”.

C.G.: “Quando siamo in studio prendiamo uno strumento e lo suoniamo e se funziona, si registra”.

T.Y.: “Il produttore Mark ‘Spike’ Stent per questo è stato magnifico. Abbiamo messo su il nostro studio dopo ‘OK Computer. Quando è venuto in studio per la prima volta, ha detto, “ma questo studio è meraviglioso”. C’è un gran casino ovunque, pezzi rotti di chitarra e sintetizzatori. E’ stato capace di sistemare tutto e così possiamo quasi subito realizzare le nostre idee, piuttosto che averne una e poi ore dopo siamo ancora lì a cercare di farla funzionare”.

 

NME: Quindi ha portato un’aria nuova nelle sessione di registrazione?

 

T.Y.: “Ci deve essere qualcuno che ogni tanto ti dice, ‘allora ragazzi, che si fa allora?’. Lui ha un’energia pazzesca.”

 

NME: E ai suoni come ha contribuito? Nigel Godrich aveva uno stile di produzione unico…

 

T.Y.: “E’ molto diverso. Stiamo ancora cercando di scoprire quanto sia giusto essere davvero onesti, perché al momento abbiamo bisogno di qualcuno che ci faccia da tutor”.

 

NME: C’è in progetto la firma con un’altra etichetta discografica?

 

T.Y.: In verità, quel che ci piace di questa nostra situazione è che abbiamo la possibilità di arrivare a qualcosa che ci piace, che suona come vogliamo e poi andare dalla gente e dire, ‘abbiamo questo, lo volete?’ Gli accordi discografici dovrebbero sempre essere così. I giorni in cui le maggiori etichette investivano in nuove band per evitare le tasse per poi molarli subito dopo dovrebbero ormai essere acqua passata”.

 

NME: Come vi sentireste a non avere alcuna etichetta? Lo avete preso in considerazione?

 

T.Y.: “Non penso che accetteremmo un contratto come quelli di una volta.”

 

NME: L’uscita del nuovo album è prevista per quest’anno?

 

T.Y.: “Sono sicuro che qualcosa uscirà, ma tutto dipende da quanto ci sentiremo sicuri di quel che stiamo facendo. Una nostra peculiarità è che ci serve sempre parecchio tempo per sentirci sicuri. Può sembrare stupido, ma credo anche che sia uno dei nostri punti di forza, il fatto di essere sempre così ipercritici su quel che facciamo. A volte però esageriamo. Di solito ce ne accorgiamo quando Johnny sbotta adesso ne ho abbastanza”.

 

NME: Avete già raggiunto questo stadio per questo ultimo progetto?

 

T.Y.: “No, ma lo posso vedere all’orizzonte.”

 

NME: La sessione di ieri, in particolare, mi è sembrata problematica…

 

T.Y.: E’ stata una giornata nera per me ieri. E’ tutta una questione di energia. Se sono stanco e nervoso poi do di matto. Sai com’è, passare dal non fare nulla al lavorare come muli tutto il giorno; così all’improvviso. Ma dobbiamo farlo, e lo dobbiamo fare come si deve.

Personalmente, una delle cose che trovo più difficili da fare è essere parte di questo progetto Radiohead, nel quale non mi sento più come dovrei. Sto cercando di capire esattamente cosa mi spinge a farlo ancora. Nessuno di noi vuole realmente far più parte di questa band, almeno non così. E’ diventata come uno mostro, al quale continuiamo a dare da mangiare!”

 

NME: Vuol dire che vi sentite oppressi dalla band?

 

T.Y.: “Solo nei giorni no. E’ solo un bagaglio, in verità, da molti anni. Non puoi venirne fuori così come se niente fosse, ma mi rendo conto che è solo un mio blocco mentale. E’ stupido lo so, ma sono molto spaventato; anche se so che l’unico modo per ricominciare come dico io è uscire da tutto questo”.

C.G.: Diciamo che se si fanno delle cose importanti che ti permettono di confrontarti, allora poi ti spaventi. Per me, diventare padre l’anno scorso mi ha fatto capire che, come genitore, devi essere contento di quello che fai nella vita, altrimenti non servi a niente.

Se Ed fosse qui, la penserebbe allo stesso modo. Negli ultimi due anni, ha capito che i Radiohead erano un bagaglio che non riusciva più a portare, e poi l’anno scorso ha capito che comunque la band è parte di lui e in qualche modo lo realizza. Tra i nostri vari dischi e progetti musicali, tendiamo ad allontanarci e poi a ritrovarci. Penso che questo sia davvero importante”.

 

NME: Dove avete trovato l’ispirazione per i testi di questo disco?

 

T.Y.: “Ho trovato questo software con cui puoi progettare delle città. Puoi disegnare gli alberi, ci sono degli omini in bicicletta e un sacco di cose con le quali puoi costruire una città tipo Sin City. E’ di questo che sto scrivendo. E’ un po’ come quella frase che per secoli ci siamo rimbalzati, ‘New Suburbian’, alla fine l’abbiamo messa su una T-shirt. Non vuol dire niente ma diciamo che sintetizza quello di cui sto scrivendo adesso. E’ un po’ come quella sensazione che hai quando sei in mezzo al traffico, ‘Sono sicuro che al momento dovrei fare altro’”.

 

NME: Sono temi sui quali credete di aver lavorato prima?

 

T.Y.: “Penso di sì. Devo dire che siamo molto vicini a ‘OK Computer’, in un certo senso. Diciamo che è più terrificante ancora. Ma anche in ‘OK Compuetr’, alcune canzoni terrificanti lo erano eccome”.

 

NME: Quando dite che durante la registrazione di questo ultimo disco avete perso del tempo, era tempo passato con le vostre famiglie?

 

T.Y.: “Non era proprio Time Off. Personalmente, penso che volessi solo starmene in disparte per un po’, ma poi scopri rapidamente che non puoi farlo – ti ritrovi seduto a pensare, ‘Ok, allora, potrei andarmi a cercare un lavoro normale, oppure potrei tornare a fare questo’. Non è una scelta molto difficile. Scopri quanto sia privilegiata la tua posizione, e starsene seduti con le mani in mano è stupido. Ma mi ci è voluto un po’ per capirlo”.

C.G.: Abbiamo ricominciato più o meno l’anno scorso, di questi tempi. Una delle canzoni alle quali stavamo lavorando era ‘Nude’, l’abbiamo registrata più o meno un anno fa ma non avevamo ancora bene idea di quel che facevamo, quindi siamo rimasti un po’ così. Per me è cominciato tutto davvero quando abbiamo iniziato il lavoro con Spike il mese scorso. Qualunque cosa faremo poi, qualunque cosa diventerà questa band, l’abbiamo cominciato quest’anno.”

T.Y.: “E poi, vorremmo evitare di lavorare alla vecchia maniera, come facevamo con la EMI. Vogliamo migliorarci. Basta con tutta questa merda delle canzoni da ballare. Torniamo allo sketch, al momento siamo dell’idea di far uscire solo dei singoli”.

 

NME: Si parla di questo singolo da scaricare, è davvero una cosa che si farà?

 

T.Y.: Non lo so, dipende. Io lo spero, bisogna farlo in modo che abbia senso. Lo so che non mi dovrei fasciare la testa per queste cose, ma io sono abituato così.”

 

C.G.: “Abbiamo parlato di tutta la faccenda del download perché c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel dare via gratis qualcosa su cui hi lavorato, ma allo stesso tempo vuoi fare delle cose e subito condividerle direttamente con la gente perché questo è quello che vuoi fare ora e non l’anno prossimo come parte dell’uscita di un album completo. e allo stesso tempo non vuoi far parte di iTunes o cose simili, che fanno di internet un’etichetta discografica. Deve essere qualcosa che va direttamente da noi a voi.”

 

T.Y.: “Ci si allontana dalle cose davvero importanti così. Non dovrebbe essere un problema, ninete merda per ballare, solo un pezzo di musica. Non siamo parte di questo grande impero. Stiamo cercando di allontanarcene perché è la morte della creatività. E lo vedi in qualunque artista, ad un certo punto il mostro ha la meglio.”

 

NME: Quali canzoni nuove vi piacerebbe far scaricare?

 

C.G.: “La scorsa settimana abbiamo lungamente discusso in merito. Allora c’è una canzone sulla quale abbiamo lavorato, ‘Arpeggi’, che ci piace molto, e anche ‘Nude’ ci piace, ‘15 Step’ e poi ‘Bodysnatchers’…

T.Y.: “ … e allora metticele tutte!”

 
NME: Com’è il sound, melodico o arrabbiato?
 

T.Y.: “Sarà sempre melodico. Mi piacerebbe usare solo il ritmo puro e liberarmi della melodia, e forse una delle canzoni ci va vicino. Ma diciamo che tendono ad avere una melodia, anche se talvolta è più difficile da scovare”.

 
NME: Come si chiamerà questo album?
 

C.G.: “Questo succede sempre alla fine”.

T.Y.: Al momento ho in testa questo Hyper-weather, che ho sentito in qualche canale TV americano. Ecco un programma di Hyper-wheather! Qualcosa del genere forse andrebbe bene. Diciamo che questo è quello che mi è venuto in mente fino ad ora”.

 
NME: Johnny userà molte campionature stavolta?
 

T.Y.: “Ci campioniamo da soli! Abbiamo fatto questa cosa con Merce Cunningham ( Coreografo ), e Johnny ha fatto tutti questi pezzi e ora li stiamo usando molto”.

 

NME: La state trovando gradevole questa esperienza?

 

T.Y.: Sono sicuro che lo sarà. E’ solo che ora ci troviamo in quella fase iniziale in cui non si sa bene dove si sta andando e hai davvero paura. Ma una volta che ci si muove, allora arriva l’entusiasmo”.